Diventare un altro per essere se stesso
Indossando una maschera, i bambini imparano a conoscersi. E il Carnevale diventa una palestra emotiva
“Mamma, posso essere chi voglio?”. È una domanda che arriva spesso così, all’improvviso, davanti a un costume appeso o a una vetrina piena di lustrini. Carnevale, per tuo figlio, non è solo una festa colorata né un semplice gioco di travestimenti. È uno spazio di libertà, un laboratorio emotivo, un momento in cui può provare a essere altro da sé senza spiegazioni e senza etichette. E no, non è una cosa leggera come sembra.
NON FINGERE, MA SENTIRE
Secondo la psicologa e psicoterapeuta Elisa Caponetti, quello che per noi adulti è “vestirsi da”, per i bambini è molto di più. «Per un bambino, il Carnevale non rappresenta un semplice atto di mascheramento e finzione, ma un momento di verità simbolica. La maschera non serve a nascondersi, ma a dare voce a bisogni profondi». Dietro a una maschera c’è il desiderio di sentirsi forti, speciali, oppure la voglia di sperimentare qualcosa che nella quotidianità resta trattenuto. «Il carnevale non è solo “vestirsi da”, ma “sentirsi come”. La maschera diviene uno strumento di sperimentazione del Sé», ha detto Caponetti.
Quando tuo figlio sceglie di essere un mostro o un supereroe, non sta cercando di provocare, sta esplorando. «Attraverso il costume il bambino può uscire dai propri confini, provare emozioni o comportamenti che solitamente tiene a freno», spiega l’esperta, indicando elementi come “la forza del leone, la stravaganza di un clown”. E c’è anche un aspetto potentissimo legato alla paura: «Diventare una creatura spaventosa o un supereroe invincibile serve a prendere il potere sui propri timori. Se “divento” il mostro, il mostro non può più farmi del male». Carnevale si trasforma così in una palestra emotiva in cui l’identità si arricchisce.
LA LIBERTÀ DI CAMBIARE IDEA
Un aspetto spesso sottovalutato a Carnevale è la possibilità di variare costume, anche all’ultimo momento
Quel ripensamento non è un capriccio. Significa che il bambino sta imparando ad ascoltarsi, a modificare una scelta quando non lo rappresenta più. Consentirgli di farlo senza rimproveri rafforza la fiducia nel proprio sentire e insegna che non si è obbligati a restare dentro ruoli che non rispecchiano più ciò che si è. È un messaggio potente: si può cambiare, crescere, trasformarsi. Anche questo, in fondo, è Carnevale. Avevi già speso tanti soldi per acquistare quel costume che ora non vuole più?
Un motivo in più per imparare nuovamente l’arte della creatività e del riciclo per realizzare costumi che si useranno una sola volta nella vita! E se proprio la manualità non fa per te, almeno valuta i mercatini dell’usato e gli swap store!
QUEL “SÌ” CHE COSTRUISCE L’AUTOSTIMA
Quando un bambino chiede se può interpretare un ruolo, sta facendo molto più che chiedere un costume. «Sta cercando un permesso emotivo», sottolinea la psicoterapeuta. Il modo in cui rispondi conta. Tanto. «Quel “sì” che accoglie anche la scelta più bizzarra è fondamentale per la costruzione dell’autostima». Perché sperimentare un’identità diversa significa imparare che non esiste un solo modo di essere. «È una prova generale della libertà che avrà da adulto».
SUPEREROI, PRINCIPESSE E (FALSI) STEREOTIPI
È facile cadere nella trappola degli stereotipi, soprattutto quando si parla di costumi. Oggi tendiamo a vedere i grandi classici del Carnevale solo attraverso la lente dei modelli di genere. Ma lo sguardo psicologico va oltre l’apparenza. «Il supereroe rappresenta il bisogno di sentirsi efficaci, di percepire quel protagonismo attivo che permette al bambino di sentire di avere un impatto sul mondo». E la principessa? «Oggi incarna il desiderio di bellezza, magia e trasformazione. Rappresenta il potere di cambiare la realtà attraverso la propria luce interiore».
E se tuo figlio vuole essere una fata? O tua figlia un pirata? «In quel momento stanno esplorando la loro interezza umana, che comprende sia il maschile che il femminile, sia la forza che la fragilità», spiega Caponetti. Bloccare queste scelte per paura del giudizio esterno rischia di mandare un messaggio pericoloso: «Comunica al bambino che alcune parti di sé sono “sbagliate”». E comunque, il regalo più grande del travestimento è uno: l’empatia. Vestire i panni di un altro non è solo gioco. «È il primo, vero esercizio di empatia», dice la psicoterapeuta. Nei panni del personaggio scelto, il bambino impara che gli altri hanno desideri e punti di vista diversi dai suoi.
IL RUOLO DEL GENITORE: ESSERCI, NON DIRIGERE
E allora tu che ci stai a fare? Semplice: la mamma! Il tuo compito non è scegliere il costume “giusto”, educativo o perfetto per Instagram. «Il genitore deve essere un testimone curioso», spiega Caponetti. Più che giudicare, è importante ascoltare, fare domande, accogliere. Invece di dire “Ma quello è da femmina” o “Questo è troppo violento”, dovremmo chiedere: “Cosa ti piace di questo personaggio? Come ti senti quando lo indossi?”. E dovremmo anche imparare a rispettare il rifiuto dei più piccoli di travestirsi. «Il bambino che non vuole mascherarsi sta difendendo i propri confini.
Anche questa è una scelta di libertà che va validata», ha sentenziato la nostra esperta. Insomma, la festa più allegra e colorata dell’anno va vissuta, forse, più come bussola che come etichetta. Alla fine, in fondo, Carnevale ci ricorda una cosa semplice e potentissima: l’identità non è una scatola chiusa. «È un viaggio, non una destinazione fissa», conclude Elisa Caponetti. Lasciare che tuo figlio sia “chi vuole” per un giorno significa offrirgli una bussola emotiva che userà per tutta la vita. Senza paura della complessità. E senza maschere, quando non serviranno più.
MENO SHOPPING, PIÙ IMMAGINAZIONE
Prima di correre a comprare un costume, prova a sederti con tuo figlio e a fare un gioco: «Se fossi un personaggio inventato da te, come saresti?»
Parti da una qualità che ama – il coraggio, la velocità, la magia, la goffaggine – e costruite tutto da lì. Un mantello può nascere da una vecchia sciarpa, una corona da cartone e colori, un superpotere da una mossa inventata sul momento. Coinvolgerlo nella creazione rende il costume più suo e meno “da vetrina”. E se non viene perfetto, meglio: l’originalità nasce proprio dalle imperfezioni. Carnevale, dopotutto, è anche questo: trasformare quello che c’è in qualcosa di unico.
QUANDO IL GIUDIZIO ARRIVA DA FUORI
Il momento più delicato spesso non è la scelta del costume, ma lo sguardo degli altri
Commenti, risatine, osservazioni non richieste possono incrinare un’esperienza che per il bambino era autentica. In queste situazioni il ruolo dell’adulto diventa cruciale: non devi difendere spiegando, ma proteggere normalizzando. Mostrare serenità, non imbarazzo, insegna che il valore di una scelta non dipende dall’approvazione esterna. È così che il bambino impara una lezione fondamentale: ciò che sente è legittimo, anche quando non coincide con le aspettative altrui. Un antidoto potente contro il bisogno di compiacere.
Tratto da Eva Salute di gennaio 2026

