Il primo amore? Non si scorda mai. E a volte può far male

L’estate, per i nostri figli adolescenti, è il periodo delle “cotte” e delle delusioni sentimentali: ma possiamo aiutarli a vivere relazioni sane

Luglio è il mese del sole, del mare… e, perché no, anche dei primi batticuori dei nostri figli adolescenti! Per questo oggi vogliamo parlare di amore, quello che travolge i nostri ragazzi tra euforia e lacrime. E di come possiamo stargli accanto senza invadere. L’adolescenza è un periodo pieno di scoperte, e le relazioni sentimentali occupano sicuramente un posto speciale. Le prime cotte, le prime delusioni: un turbine di emozioni a cui spesso assistiamo da bordo campo, tra orgoglio e preoccupazione. Ma come possiamo aiutare i nostri figli a vivere relazioni sane? L’abbiamo chiesto alla psicologa Elisa Caponetti, che ci ha guidate in questo viaggio emotivo.

COSTRUIRE LE BASI

«Pensiamo a un amore sano come a una casa solida: ha bisogno di fondamenta robuste» ci spiega Caponetti. «La prima e più importante è la comunicazione. Dobbiamo incoraggiare i ragazzi a esprimere in modo chiaro e rispettoso ciò che sentono, ciò che desiderano e ciò che li preoccupa. Sia con il partner che con noi. Ad esempio, puoi creare piccoli rituali settimanali, come una “serata del tè” o una passeggiata, per aprire uno spazio di dialogo naturale con tuo figlio. Parlare, certo, ma anche ascoltare e rispettare. «Un altro pilastro è il rispetto reciproco. L’amore non è possesso, ma la capacità di apprezzare l’altro per quello che è. Insegniamo loro che il vero amore non cerca di cambiare l’altro, ma lo valorizza». In che modo? Proponi di guardare insieme film o serie che mostrano relazioni sane e poi parlatene: aiuta a riflettere senza prediche.

DUE, NON UNO

Fondamentale, poi, è che i nostri figli mantengano la propria individualità. «Una relazione sana non dovrebbe mai portare all’isolamento. L’amore è un’aggiunta alla loro vita, non la sua totalità». Aiuta quindi tuo figlio a organizzare momenti con gli amici di sempre e incoraggialo a mantenere gli interessi che ama. Ricordagli che la relazione non deve sostituire tutto il resto. È a proposito di intimità, Elisa Caponetti è chiara: «Il concetto cruciale da spiegare è il consenso. Ogni passo deve essere desiderato e concordato. Un “no” è un “no”, anche un “non sono sicuro” va rispettato. Su questo punto non si transige». E i conflitti? Inevitabili, ma gestibili. «Insegniamo ai nostri figli a discutere in modo costruttivo. Non si deve vincere una battaglia, ma trovare una soluzione insieme. Se tuo figlio ti racconta una lite, chiedigli: “Come ti sei sentito? Cosa avresti voluto dire?”. Aiutalo, cioè, a trovare parole per esprimere il disagio.

SE IL CUORE SI SPEZZA

La prima delusione d’amore arriva, e fa male. A loro, ma anche a noi, che vorremmo proteggerli da tutto. «Il nostro ruolo è essere un porto sicuro. La prima cosa da fare è ascoltare, senza giudicare. Il loro dolore è reale, anche se a noi può sembrare una “cotta”». Evitiamo frasi sbrigative come “passerà” oppure “non è la fine del mondo”. «Usiamo invece parole che convalidano le emozioni: “Capisco che tu stia soffrendo”. È normale sentirsi così”. Farli sentire compresi è il primo passo per aiutarli a elaborare il lutto della relazione finita. In casa un piccolo “kit di conforto” (tisane, film preferiti, coperta morbida, cioccolato). A volte basta questo per far sentire che siamo lì, senza bisogno di parole. E poi diamogli fiducia. «Offriamo supporto, non soluzioni. Chiediamo piuttosto: “Cosa pensi che potrebbe aiutarti in questo momento?”». E ancora: proponi attività leggere e familiari, perché la routine diventa aiuta ad alleggerire il peso emotivo. Infine, «aiutiamoli a concentrarsi sul futuro»: «PARLIAMO DI EMOZIONI, DI RISPETTO E DI CONSENSO. E SOPRATTUTTO, DIAMO L’ESEMPIO»

normalizzare l’esperienza. Spieghiamo che il dolore per la fine di una storia fa parte della vita, è un’esperienza comune che, sebbene difficile, ci insegna molto e ci rende più forti. Incoraggiamoli a esprimere il dolore: piangere, parlare, scrivere un diario o sfogarlo nello sport. Ogni modo va sano se li aiuta a elaborare». E allora sai che c’è? Regala ai tuoi figli un bel quaderno su cui scrivere pensieri ed emozioni. Scrivere è terapeutico, soprattutto quando non vogliamo parlare.

RICONOSCERE E AFFRONTARE LE RELAZIONI TOSSICHE

«Gelosia e controllo, isolamento, svalutazione, manipolazione: sono tutti segnali di un amore tossico. Se li notiamo, parliamo con nostro figlio senza giudicare. Diciamoghi: “Mi preoccupa vederti così triste”». Per approcciarsi alla spinosa questione senza rischiare che si chiuda a riccio, offri letture, video o testimonianze che parlano di relazioni tossiche. A volte riconoscersi in una storia altrui è il primo passo per chiedere aiuto. Non dimentiachiamo poi il ruolo dell’autostima. «Un ragazzo o una ragazza che conosce il proprio valore è meno vulnerabile alla manipolazione. Offriamo supporto, rafforziamo le sue amicizie e i suoi interessi, incoraggiamolo a mantenere i suoi legami con i pari. E se serve, interveniamo. «Se la situazione è grave, è fondamentale coinvolgere uno psicoterapeuta». Tuo figlio rifiuta l’idea dello psicologo? Proponi un primo incontro come momento per “parlare con qualcuno che ascolta bene”. A volte basta cambiare prospettiva. Ricordiamo, però, che prevenire è meglio che curare. «Costruiamo sicurezza e autostima fin da piccoli. Parliamo di emozioni, di rispetto, di consenso. E soprattutto, diamo l’esempio in famiglia». Accompagnare i nostri figli in questo viaggio tra primi amori è una sfida, sì, ma anche una grande opportunità. «Con presenza, ascolto e tanto amore, possiamo aiutarli a costruire relazioni felici e forti. E a scoprire che l’amore, quello vero, comincia da sé».

LE LORO STORIE MERITANO IMPORTANZA

Non sono solo “cotte” e le loro emozioni vanno convalidate, non sminuite.

«Per noi adulti, è facile minimizzare le relazioni dei ragazzi, ma per loro sono esperienze cruciali. Aiutano a formare l’identità, a imparare la gestione emotiva, a vivere l’intimità». Se tuo figlio è innamorato, chiedigli: “Cosa ti piace di questa persona? Come ti senti quando sei con lei/lui?”. Ascoltare con curiosità costruisce fiducia. Quindi, si accompagniamoli. «Diamo importanza a queste storie, pur mantenendo una prospettiva realistica: sono esperienze formative, non necessariamente definitive».

VITA DA MAMMA Di LUCREZIA GIORDANO con la consulenza di Elisa Caponetti psicologa e psicoterapeuta
Tratto da Eva Salute di luglio 2025