Smartphone e console sono ormai inseparabili compagni di vita dei ragazzi. Ma più che imporre divieti, la soluzione è insegnare un uso responsabile
Sei lì che chiedi a tuo figlio di spegnere lo smartphone e sembra che tu gli abbia fatto una richiesta inaccettabile. Scene già viste, vero? Tablet, tv, console e cellulari sono ormai parte della quotidianità dei ragazzi: a volte sembra che i nostri figli nascano con il pollice già allenato per scrollare! E liberarsene, anche solo per qualche ora, appare un’impresa impossibile. Ma come disintossicarli senza trasformarci nelle “cattive” di casa?
Non serve sequestrare i dispositivi, serve pazienza, coerenza e soprattutto un approccio intelligente, che punti a insegnare l’uso consapevole e non solo a imporre divieti. Già, perché vietare e basta non serve, anzi, rischia di alimentare ancora di più il fascino dello schermo proibito. La vera sfida, quindi, è insegnare ai figli a usarli in modo consapevole. E questo, è chiaro, come afferma Elisa Caponetti, psicologa e psicoterapeuta, «richiede pazienza, coerenza e un approccio graduale, basato sulla collaborazione e sull’esempio».
Educazione digitale
L’educazione digitale non può ridursi, quindi, a un banale “non farlo”. «È importante insegnare ai ragazzi a capire perché usano i dispositivi e come funzionano le piattaforme. Mostrare, ad esempio, che certi contenuti sono pensati per catturare l’attenzione li aiuta a sviluppare consapevolezza», spiega Caponetti. In altre parole: più che fargli spegnere il cellulare, dobbiamo fargli accendere il pensiero critico.
E qui entra in gioco il ruolo di guida. «Aiutare i ragazzi a distinguere tra informazione e disinformazione è essenziale. Possiamo stimolarli con domande semplici: “Questa notizia è vera? Chi l’ha scritta? Dove l’hai letta?”. Così imparano a riconoscere le manipolazioni e a non condividere contenuti in modo impulsivo», continua l’esperta. Non c’è bisogno di trasformarti in una giornalista investigativa, basta la curiosità giusta per far riflettere tuo figlio.
Dai l’esempio
Ma c’è un piccolo grande dettaglio che non possiamo ignorare: l’esempio. E sì, ci dispiace diretelo, ma se sei la prima a cenare con il telefono accanto al piatto, convincere tuo figlio a lasciarlo sul comodino sarà una missione persa in partenza. «Il modello dei genitori è fondamentale. Se trascorri ore sui social, sarà difficile convincere i tuoi figli a moderarne l’uso. Al contrario, creare momenti di qualità in famiglia, come una cena senza telefoni o una serata con un gioco da tavolo, ha un impatto enorme», sottolinea Caponetti. Un altro
trucco per evitare conflitti continui? Trasformare le regole in un accordo, non in un diktat. «Invece di imporre limiti dall’alto, è meglio sviluppare un dialogo e creare un “patto digitale”. Così i ragazzi si sentono coinvolti e responsabilizzati, e il rispetto delle regole non diventa una guerra continua», suggerisce la psicologa. Il patto digitale, è ovvio, non è un foglio firmato davanti al notaio, ma un impegno reciproco: io genitore mi fido di te, tu figlio ti impegni a rispettare certi limiti.
Privacy, questa sconosciuta
C’è poi un aspetto che spesso trascuriamo: la privacy. Per i nostri ragazzi è un concetto astratto, eppure decisivo. «Non si tratta solo di non dare la password a nessuno. È far capire ai ragazzi che i propri dati hanno un valore e che ogni azione online lascia un’impronta digitale indelebile. Evitare l’ “oversharing”, ovvero la condivisione eccessiva di informazioni personali, e saper gestire le impostazioni di sicurezza è un’abilità imprescindibile», chiarisce Caponetti.
Vale a dire: meglio spiegare prima che una foto condivisa in chat non sempre resta in chat, piuttosto che correre ai ripari dopo. E non dimentichiamo la reputazione digitale: oggi più che mai è il biglietto da visita dei nostri figli. «Il modo in cui ci si presenta online influisce su come si viene percepiti. Parlare ai ragazzi di rispetto reciproco, di bullismo e dei rischi per la sicurezza è fondamentale per responsabilizzarli», aggiunge la psicologa. Il che significa che un like messo a cuor leggero o una battuta poco felice possono pesare più di quanto immaginiamo.
Attenzione a non demonizzare la tecnologia
«Mostrare che i dispositivi non servono solo a guardare video o scorrere feed, ma possono essere strumenti di creazione, è importantissimo. Disegnare, scrivere un blog, montare un video o esplorare il coding, ovvero la programmazione informatica, trasformano il tempo sullo schermo da passivo ad attivo», evidenzia Caponetti. Perché, se è vero che i nostri figli stanno usare uno smartphone meglio di noi, è altrettanto vero che possiamo guidarli a farlo in modo creativo e costruttivo. E infine, serve un occhio attento.
Non basta stabilire regole e proporre alternative: bisogna osservare. «Se noti irritabilità, ansia o disinteresse per altre attività, potrebbe essere il segnale di un uso problematico. In questi casi è fondamentale affrontare la questione con serietà, senza paura di chiedere supporto a un professionista», conclude la psicologa. La tecnologia, quindi, non è un nemico da combattere, ma uno strumento potente da imparare a usare. Sta a noi genitori accompagnare i figli in questo percorso, insegnando loro a non farsi dominare dallo schermo, ma a governarlo.
Perché, in fondo, la connessione più importante resta quella che si crea guardandosi negli occhi, senza bisogno del Wi-Fi.
Tratto da Eva Salute di ottobre 2025

